Racconto di una Roma personale, non da giornale

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Ho abitato nella capitale quasi cinque anni; l’ho girata in lungo e in largo e ancora oggi, se mi dovessero chiedere di descriverla, non saprei da dove cominciare. 

E’ difficile trovare le giuste parole, soprattutto dal momento in cui è una delle città più discusse degli ultimi tempi in Italia (e soprattutto perchè, ogni volta che se ne parla, si arriva sempre all’immancabile discussione tra Nord e Sud, tra Milano e Roma, tra il ben organizzato e il mal gestito).

Io voglio solamente descrivere una Roma personale, non da rivista di turismo o da giornale.

“Roma è bella”, “i romani sono simpatici”, “ci sono tante cose da vedere”. Queste ormai sono cose appurate già da tempo e le troviamo scritte ovunque.

Roma non è bella, è meravigliosa, magica, spettacolare. Roma è così bella che meriterebbe un aggettivo a lei dedicato. I romani sono simpatici? No. I romani ti svoltano la giornata, ti portano il sole negli occhi e ti lasciano un sorriso stampato sul volto. Sono alla mano, genuini, vivi. I romani sono pieni di vita!
Vogliamo dire anche che Roma ha tanti bei posti da visitare? Sì, diciamolo; diciamolo ad alta voce. Roma è così grande che neanche chi ci abita saprebbe girarla senza dimenticare nulla.

Svegliarsi a Roma, come molti pensano, non vuol dire semplicemente svegliarsi sapendo di essere in un bel posto. La mattina nell’aria c’è un profumo di fresco, una leggera brezza che ti accarezza delicatamente il viso e ti fa aprire piano piano gli occhi. A mezzogiorno, quando la gente si rifugia nelle proprie cas… ah no, aspetta; a Roma stanno fuori perchè il cielo è così luminoso che sprecare un tempo così sarebbe surreale.
E la sera, Dio mio che spettacolo. Di sera non c’è il tramonto ma una vera e propria tavolozza d’artista, così bella che non potrebbe essere paragonata neanche alle migliori opere di pittura già esistenti.

Roma ti porta a spasso tra i vicoli, ti insegna la storia semplicemente facendoti guardare intorno.

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Penso che la filosofia migliore di questa città sia “il metodo shalla”.
Essendo nato a Milano, è facile avere come principio base il fatto che la vita quotidiana sia veloce, così veloce che l’unica cosa che si può fare è stare al passo. Non puoi uscire da questa linea, da questa strada già scritta. Quello è e quello deve essere. Il problema? Se ti fermi, se esci fuori, se perdi il passo, allora è finita.
Nella capitale ho imparato che c’è sempre una seconda possibilità. La gente mi ha insegnato che se esci fuori strada non devi pensare come rientrarci dentro ma ti basta crearne un’altra, una tutta tua, ed è lì che diventa il TUO percorso. Tu con te stesso, fregandotene del resto. E fidatevi, amici miei, che non c’è filosofia migliore di questa.

Questa è la mia città; un mix di colori e maschere, una vastità architettonica da far invidia a mezzo mondo e tanta allegria da farti quasi dimenticare che esiste anche l’inferno da qualche parte.

Chiara ha ragione, sono nato e vivo a Milano, ma non la sento mia.

Roma mi ha accolto come un figlio e da qual momento così è stato.
Lei è stata la mia seconda possibilità, il punto da cui sono ripartito.
L’Amore che mi lega a Roma è per sempre.

 

Nico

Un pensiero su “Racconto di una Roma personale, non da giornale

  1. Pingback: Un po’ di Roma a Milano | Ristorante Ai Balestrari (anche senza glutine!!) – WISHES ON THE ROAD

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