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I celiaci possono viaggiare? | Io e la celiachia

“Come si fa a non mangiare la pizza?”, “mamma mia non so come fai”, “io morirei senza pane”, “e quando esci fuori cosa mangi?”, “dai un solo morso cosa sarà mai”, eccetera eccetera eccetera.

“E in viaggio come ti organizzi?”, “trovi sempre posti in cui mangiare?”.
NO. Muoio di fame. Faccio viaggi per il gusto di stare a digiuno qualche giorno, quando mi vedo un po’ fuori forma prenoto un viaggio così sono sicura di ritornare al mio peso ideale.

Scherzo, ovviamente; però le frasi sono tutte vere, tratte da storie di vita quotidiana ormai da 11 anni a questa parte.

Mi diagnosticano la celiachia alla tenera età di 9 anni per difficoltà nell’aumento del peso e mal di pancia continui. Nonostante questo io e i miei genitori abbiamo sempre visto questa malattia come un punto di domanda perchè alcuni esami andavano bene mentre altri invece no.

Ad ogni modo ho da subito seguito la dieta anche se, giorno dopo giorno, vedevo questa malattia come un grosso, grossissimo problema con il quale avrei dovuto convivere per il resto della vita. Mi sono sempre sentita a disagio: alle feste, alle pizzate, al ristorante, al bar, a casa delle amiche. Era un fastidio, una difficoltà continua, un qualcosa che non proprio non riuscivo a mandare giù.

Per questo motivo sgarravo, e anche tanto. Non mi succedeva nulla. Né un mal di pancia, né malesseri. Zero. Mi convincevo nella mia testa che non ero celiaca e che io le torte, le brioches, la pasta, le focacce le potevo mangiare e che non ero diversa da nessuno. Ero come tutti gli altri.

Double cheeseburger and a side of french fries at a restaurant

Fino a quando, circa un paio di anni fa, i miei genitori  decidono di farmi visitare in un’altra struttura ospedaliera e dunque da un altro team di gastroenterologi. Inizio il periodo di reintroduzione del glutine per circa 6 mesi.
[Evito di scrivervi l’enormità e l’infinità di cibo che ho mangiato in quel periodo. Ve lo risparmio. Sappiate solo che avrò introdotto nel mio stomaco così tanto glutine che neanche voi nella vostra vita da persone normali.]

Va tutto liscio; io già gioivo e mi preparavo a festeggiare fino a quando, alla fine del sesto mese, in un bellissimo giorno di agosto, mi ricoverano in ospedale. Da quella notte segue un mese di disturbi continui, avevo i sintomi tipici della celiachia, quelli che io non avevo mai avuto.

Morale della favola: sono celiaca, lo sono eccome; anche se sono asintomatica, ci sono. Nel mio stomaco ci sono.

Da quella notte io vedo la celiachia diversamente; piano piano ci sono arrivata. Ora non mi faccio più problemi a dire “no non posso mangiarlo” o “prendetelo voi io prendo qualcos’altro”. Mi ci sono abituata. Ed ora è una sfida più che una limitazione.

Ecco perché ho deciso, tra i tanti motivi, di aprire un blog. Un blog che sì ha come tema principale i miei viaggi con Nico, ma ha anche quello di raccontarvi le mie avventure senza glutine in giro per il mondo e, in particolare, nella mia città, Milano. So che a volte è difficile e lo è più di quanto si possa immaginare. Per me alcune volte lo è ancora adesso, però sono consapevole che togliere il glutine mi fa star bene e che non ho niente di meno a nessuno. Anzi, certe volte mi sento pure un po’ speciale (mi auto convinco dai).

Mi piacerebbe esservi d’aiuto quando dovete partire e non sapete se nel posto in cui andrete vi troverete bene, o semplicemente quando avete voglia di andare a fare colazione al bar.

Essere celiaci non è un impedimento, soprattutto se non si vuole rinunciare mai a viaggiare (e anche a mangiare bene!).

 

Chiara

 

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